Sogni e bi-sogni
secondo me la vita è sopravvalutata
Per la prima volta dopo, non è un modo di dire ma una stima a ribasso, più di dieci anni. Mi sono ricordato un sogno. Ero con il mio migliore amico del liceo. Partivamo in macchina dall’aia della casa di campagna dei miei nonni con una macchina anni ottanta. Guidavo io. Ridevamo. Probabilmente avevamo fatto una battuta costruita insieme. Un costrutto polifase come poi l’ho codificata nel primo scritto fatto col commodore 64 e distribuito tra i pochi fidati: “In ore stultorum”, dedicato alla classificazione tassonomica delle battute. Si parte e si attraversa il vecchio cancello in ferro battuto che non ho mai visto chiuso se non negli incubi della mia infanzia che invece ricordavo benissimo. All’altezza del noce e prima del filare delle vigne giro e mi accorgo che la velocità non dipende da me ma la macchina va per conto suo e non posso controllarla e quindi allo stop del vialetto tra le vigne e il giardino del vecchio Clemente infilo la strada asfaltata senza fermarmi e mi sembra che ci sia una macchina che sta passando e invece no, rimetto in sesto l’auto con lo sterzo grande e la macchina è diventata moderna. Non si ride più. Dico al mio amico: mi fermo di lato qui nello spiazzo del vecchio Filone dove c’è la catasta della legna e faccio inversione a U. Ci provo, freno ma vado lungo e mi sposto sull’altro lato dove invado il campo e imbocco uno stradello che non c’è mai stato ve lo giuro in vita mia che quello era il confine del mio mondo di bambino che non osavo attraversare ma lo conoscevo bene, non c’era e quello stradello diventa una strada disastrata piena di sassi e buche e poi si infila in un tunnel e io non controllo più niente e lascio il volante e l’auto a tutto gas barcolla, sbanda, cappotta e finisce in una enorme pozza d’acqua dove affondiamo a testa in giù e io cerco di aprire la portiera ma non ci riesco e mi manca il respiro e passano infiniti minuti forse cinque, forse dieci, forse quindici e io non riesco a respirare e ho il tempo di pensare: ma come faccio a essere vivo dopo tutto questo tempo finché mi rilasso, mi lascio morire e mi sveglio con il cuore strappato dai polmoni e prendo tutta l’aria che posso e cazzo era un sogno, era un sogno, era un sogno, dio che paura, che paura, diomio ma perché?
E’ un periodo strano. Sono stato al compleanno dell’amico del sogno. Ha una moglie, la seconda, bellissima e sorridente, e un figlio, il primo, che ha chiamato come me, quegli stupidi dicono per via di me, che ha una fidanzata con i capelli rossi, bellissima e sorridente. La festa era a sorpresa. Lui commosso tanto che mi sono commosso pure io. Sì merita tutto, lo sento nelle viscere io quando qualcuno si merita qualcosa. C’era gente che non vedevo da decenni, alcuni solo da pochi anni. Ma non c’erano quelli morti che pesavano così tanto che tra noi vivi alla fine, mentre gli altri ballavano ci siamo messi a ricordare i ragazzi morti come reduci di uno dei tanti vietnam della vita. Che poi non siamo di primo pelo ma nemmeno vecchi nemmeno per l’istat ma quegli altri erano morti proprio giovani per quello se ne parlava come per dire: cazzo lo vedi la vita? E’ toccato a loro ma poteva toccare a noi e ci toccherà però ora siamo a una festa senza voglia di festeggiare perché se alle feste manca qualcuno a cui tieni le feste sono tristi sempre. Mi ricordo quando io e un altro andammo ad Asti solo per una festa perché c’era lei e invece lei non c’era che non si sentiva bene e Asti è carina davvero, una bella città, però a me non mi dice più molto che poi l’altro si mise con lei e ancora ogni tanto usciamo per una pizza e io non gliel’ho mai detto anche se lui lo sa perché lei gli fece leggere la lettera scritta a mano tipo lettera proprio come nei romanzi d’appendicite, quella lettera lì che io gli avevo mandato, su carta e busta celeste comprata apposta per sottolineare che io ero maschietto e gliela fece leggere e gli disse: ma Gio si è innamorato di me? E me lo disse un altro che c’era quando glielo disse a lui e io a quest’altro che c’era gli dissi: ma no era solo amicizia col cazzo duro, che vuoi che mi interessi a me dai, che per arrivare a Asti ci vuole un giorno intero figurati se mi piace una di Asti, figurati se mi scappa da piangere, ma che me ne frega a me che era una lettera che m’è scappata così per caso che una settimana non sapevo che fare e l’ho passata a scrivere una lettera per amicizia a una ragazza di Asti, non sarò il primo né l’ultimo no? Capita a volte nella vita e comunque secondo me l’amore non esiste.
Io sono uno bravino a risolvere problemi non pratici. Cioè se c’è una cosa pratica da fare, io mi indebito fino al collo ma chiamo un idraulico, un falegname, un robivecchi, un vicino che non fattura ma se fatturava spendevo meno, una cooperativa. Invece per i problemi non pratici tipo: glielo puoi dire te che è meglio se lascia perdere? Puoi, per favore, scrivergli che non è il caso? Hanno litigato per una cazzata, ci pensi tu? Puoi dirle che le è uscito il capezzolo dal costume? Tanto con te ha un buon rapporto, lui non ne vuole sapere più, pensaci tu che si evitano scenate. Non lo voterà mai nessuno, faglielo capire. Convincilo a darle un’altra chance. Ciao tesoro, sei un incanto. Ma che cazzo ti sei messa stasera? Hai una figlia meravigliosa. Hai un figlio di un’intelligenza sopraffina. L’amore non è tutto dai è sopravvalutato. E che sarà mai un anno in più fuori corso? Intanto fai un lavoretto, prendi qualche soldo e poi ci pensi con calma. Ma non muori, sono tutte stronzate, che poi magari domani mi cade un vaso in testa e muoio io prima di te. Sì, le ascolta le tue preghiere ma secondo me si fa anche due risate come quando le facevate insieme. Ma abbiamo ancora sette punti di vantaggio, non fasciarti la testa. Sì è un periodo di merda ma quando mai non ce ne sono stati? Io sono uno bravino a risolvere problemi non pratici.
Ho sempre voluto sfidare me stesso ma senza arrivare alle estreme conseguenze. Non credo così tanto nella vita, secondo me è sopravvalutata. Ci sono stati costruiti così tanti castelli enormi di significati, parole, saggi, genuflessioni, circonvenzioni di incapaci, teorie, religioni, romanzi, desideri, wannabe, puttanate, leggi, post, newsletter per esorcizzare il totale niente che è sempre e solo e sempre improvvisazione in scena, la vita è una enorme stand up comedy con spesso un solo spettatore che ti assomiglia. Se ti scappa da ridere a te sei sulla strada giusta, se ridono in troppi preoccupati, se ridono i soliti scappa. Abbiamo sempre perseguito la libertà ma sempre più mi convinco che dovremmo sceglierci semplicemente la gabbia dove stare. La libertà intesa come assenza di legami, come prateria dell’ego, come essere soli davanti alla vastità del mondo e dell’esistenza, come essere padroni di noi stessi, è l’anticamera dell’inferno. Mentre cerchi la tua libertà individuale, qualcuno sta preparando la griglia della frustrazione. Credo che si debba improvvisare ogni volta che ci si alza dal letto, magari dopo un sogno in cui stavi morendo o anche quando semplicemente è stata una buona giornata o la melatonina funziona o sei sfiancato dalla stanchezza materiale benedetta o hai preso il prozac o il delorazepam o hai avuto il bacio giusto dall’amore giusto.
Passate una buona serata, sconosciuti.



mi ci sono trovata, soprattutto alla fine
Ma che bello leggerti